Il libro si intitola così: “Rivoluzione Langosteria”, tradotto in un’avvolgente tipografia classica che si espande rovesciata – a simboleggiare lo sconvolgimento dell’ancien regimè culinario – su tutta la superficie di copertina. Autrice – per Rizzoli – è Roberta Schira, la critica gastronomica “laureatasi” alla scuola di Claude Sadler – firma del best seller La gioia del riordino in cucina: Cambia la tua vita partendo dal cuore della casa – che per la prima volta si è dovuta confrontare con un case history davvero singolare: nessuno chef guru, nessun personaggio da reality show, nessuna personalizzazione di una proposta che, piuttosto, scommette sul lavoro di squadra, sulla perfetta sincronicità del servizio e, soprattutto, su una qualità del prodotto che non deve conoscere rivali.

Unicità, esclusività, ricerca della perfezione. Gli ingredienti per un volume da collezione ci sono tutti, così come gli spunti narrativi che rendono Rivoluzione Langosteria una sorta di appassionante biografia dal ritmo al contempo veloce e introspettivo: perché, dietro la scalata che ha portato questo marchio a essere il miglior ristorante di pesce a Milano e forse in Italia, un regista c’è: si chiama Enrico Buonocore, ha 42 anni ed è quel che si dice un self made man, un operaio che in meno di 10 anni ha creato una delle più importanti “griffe” del panorama meneghino.

Nelle 214 pagine dalla grafica raffinata, fitte di illustrazioni, foto e ricordi (con le 12 ricette più rappresentative del food design di “Lango”), la Schira sviscera i segreti dell’ascesa di un brand da 18 milioni di fatturato all’anno, 160 dipendenti, una media di 660 coperti al giorno e 5 indirizzi.

L’ultima inaugurazione è datata 1° dicembre, quando sulla terrazza del Super G Mountain Lodge di Courmayeur Langosteria ha dato il la a un Fish Bar dove è possibile degustare plateau di crostacei ad alta quota, fra una discesa e un’altra. Il marketing di Langosteria ricalca, con piglio scolastico, la geografia del suo target, che si muove fra Milano, Courmayeur e Portofino.

Qui, o meglio nella vicina baia di Paraggi, il 2017 ha visto il lancio di un ristorante che per il brand di Buonocore ha significato un vero e proprio ritorno alle origini. Un tuffo nel mare del Tigullio, non celebre forse per la sua pescosità ma certamente per la qualità impareggiabile del prodotto ittico. La cornice prescelta è stata quella degli esclusivi Bagni Fiore, affacciati dal 1927 su uno degli scorci paesaggistici più belli d’Italia, emblema della “Dolce Vita” della Riviera. In dieci anni Langosteria ha rivoluzionato il concetto di “alta ristorazione”, ideando una vera e propria esperienza gastronomica prima che una serie di locali: ogni singolo dettaglio, qualunque sia la location prescelta, è parte di un mosaico in cui nulla è lasciato al caso.

Gran parte del suo successo è debitrice anche della capacità di riscoprire ed esaltare una ristorazione classica, elegante, essenziale nei modi e nei gesti, in equilibrio costante fra minimalismo contemporaneo e tradizionalismo. Anche per questa ragione la scelta dell’illustratrice di “Rivoluzione Langosteria”, Elenia Beretta, appare quanto mai azzeccata: il suo tratto “vintage”, il suo rapporto vitalistico con la luce che lascia emergere l’essenza dei soggetti così come la cucina di Langosteria esalta i sapori naturali delle materie prime, regala al libro una morbidezza espressiva che lo rende la fotografia più fedele di un nuovo concetto di ristorazione, destinato a cambiare per sempre la nostra idea di “fine dining”.

Fonte: www.beilibri.com

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