Classe 1948, nato a Santa Margherita Ligure – dove vive ancora oggi perché, dice lui che il mondo l’ha girato, “è uno dei posti più belli” – Giorgio Piola non ha bisogno di molte presentazioni, soprattutto per gli appassionati di Formula 1. Il suo nome riecheggia da mezzo secolo come un punto di riferimento del Circus, in cui ha saputo inventare e cucirsi addosso un ruolo unico nel suo genere.




Una sorta di James Bond dei box, capace di osservare le monoposto, cogliere dettagli che ai più passano inosservati e trasporli artisticamente su carta, in disegni a china che oggi, in un’era dove la velocità è tutto, si ammantano della fama di veri e propri capolavori. Costati, ognuno, anche 40 giorni con il rapidograph in mano.

“Modelli” di questa forma d’arte, unica nel suo genere, sono stati veri e propri “miti” come la Lotus 72, la Ferrari 312 B3 del 1974, la Tyrrel P34 del 1976, la Brabham BT52 del 1983, la McLaren Turbo Tag, la Ferrari F2004 e la Red Bull RB5, solo per fare alcuni esempi fra quelli possibili nell’ambito di una carriera che ha registrato la partecipazione a oltre 700 Gran Premi, con sole 2 defezioni da quando, nel 1969, Giorgio Piola ha iniziato la sua avventura di disegnatore e giornalista.




Una storia che prosegue ancora oggi sul portale web motorsport.com e sulla RAI; una storia nata grazie a una passione insopprimibile per il disegno e a una scommessa in famiglia: “Una scommessa con mio fratello Marco. Spedimmo un disegno ciascuno di due monoposto a due testate, per vedere chi dei due avrebbe ricevuto risposta”. Vinse lui, Giorgio, col disegno di una Ferrari 312 inviato ad Automondo, allora diretto da Gianni Cancellieri. Che gli comunicherà di volerlo pubblicare e che ben presto lo invierà, come corrispondente, al Gp di Montecarlo, trasformando così il sogno di un ragazzino nell’inizio di un’avventura lunghissima e straordinaria.

Un’avventura sempre proiettata in avanti: chi pensasse che la sua esperienza possa averlo reso un nostalgico dei tempi che furono sbaglierebbe clamorosamente. “Oggi la formula 1 mi piace più di prima – spiega – Grazie alle nuove tecnologie sono aumentati i sorpassi e si possono vedere infilate anche all’uscita di curva”. Senza considerare i maggiori livelli di sicurezza. “Nel mio lavoro, però, qualcosa è cambiato. Conservo ancora una foto di quando, in bermuda, prendevo appunti nel box della McLaren iridata di Prost. Era il 1984. Oggi questo rapporto con l’oggetto in sé non è più possibile, le scuderie sono diventate molto più gelose dei loro segreti. A ragione, devo dire, considerate le potenzialità dei dispositivi di spionaggio”.

Sui tre piloti che ha amato di più, nutre pochi dubbi: “Riccardo Patrese, l’unico pilota che, nel lontano 1991, mi fece esultare apertamente, sul muretto, per una vittoria; lo sfortunatissimo Elio De Angelis, uomo intelligente, colto, vero; e Ayrton Senna, che considero il più grande di sempre. Più grande anche di Schumacher. Senza nulla togliere al talento di Schumi, Senna era capace di vincere anche con la macchina meno forte contro veri e propri talenti del volante. Penso a Mansell, Prost, Piquet, Berger”. E quest’anno, Giorgio, chi vincerà il mondiale? “Non mi pronuncio. La Ferrari è fortissima ma può sempre succedere di tutto. E bisognerà prestare attenzione alla nuova monoposto targata Red Bull”.

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