Ancora nel 1949 (anno cui si riferiscono le foto d’epoca), fra Santa Margherita Ligure e Rapallo si snodava quello che la storia ricorda come il Circuito del Tigullio, una competizione di 240 km (20 giri per 12 km ciascuno) che vide protagonista nientepopodimeno che il grande Tazio Nuvolari, secondo Ferdinand Porsche “il più grande pilota del passato, del presente e dell’avvenire”.

La corsa del 1924 rende egregiamente ragione di questa temeraria affermazione: il grande Tazio arrivò infatti primo al traguardo – posizionato in Viale Rainusso, dove furono erette le tribune per le autorità – con una Bianchi tipo 18 ormai sui cerchioni, senza seggiolino di guida né volante, sostituito da Nuvolari stesso con una chiave inglese. Il meccanico era lì, svenuto al suo fianco.

Cosa era successo lo spiegò più tardi Nuvolari a un cronista, raccontando di uscite di strada, scontri con altri concorrenti e scoppi di gomme. Lungo la Via Aurelia, fra Rapallo e San Lorenzo e della Costa, l’auto non si era rovesciata, come si iniziava a vociferare all’arrivo, ma aveva girato due volte su se stessa andando a sbattere contro un paracarro. Nell’impossibilità di ricorrere all’ausilio del co-pilota, ancora stordito a causa dell’incidente, furono gli spettatori ad aiutare Nuvolari a rimettersi in pista.

Le cronache raccontano che gli avversari non la presero bene e fecero reclamo. Oggi qualsiasi giudice di gara darebbe loro ragione, ma per l’automobilismo quei tempi erano un po’ come il far west. Forse temendo le reazioni della folla, nessuno ebbe il cuore di mettere in discussione una vittoria che definire eroica è almeno eufemistico.

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